Le Barricate
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26.04.08

DUE LETTERE DI CADUTI

Permalink - 22:16:10, Categorie: Politica, Società, Cultura - [Ineffabile] Italian (IT)

(DELLA RSI E DELLA RESISTENZA)

Tortona, 9 maggio 1945

Mamma adoratissima,

quando riceverai queste mie poche righe io sarò già in cielo, da cui ti proteggerò. Sono stato travolto dall'odio di parte e sono colpevole solo di aver amato la mia grande Italia! Non piangere, mamma, non piangere, te ne supplico. Un figlio perso così non è da piangersi '. Devi invece tenere la testa alta ed andare orgogliosa di me. Ma sappi, Mamma, che io non ho ucciso. Non ho fatto uccidere, non ho fatto torturare. Quindi non è stata giusta, agli occhi di Dio, la mia condanna. Vorrei dirti mille e mille cose, ma non mi è possibile; in questo momento tutti i pensieri mi attraversano il cervello. Ti prego di scusarmi tutto il male che vi ho fatto, tutte le pene che tu e Babbo avete sofferto per me. Ricordati di tuo figlio e prega per lui, che la sua anima ha tanto bisogno di ciò. E ricordati, Mamma adorata, che forse è bene che ciò accada per me! Così non vedrò l'Italia dibattersi in una nuova guerra... E poi, dopo questa, la guerra dei partiti. E nuovi fiumi di sangue scorreranno sul nostro suolo, e nuove lagrime scorreranno sul mondo. Fino ad un'ora fa non sapevo ancora quale missione mi avesse affidato Dio. Ora lo so: morire per la mia Patria. Ed io affronto questo supremo momento in piena serenità, con animo tranquillo, da “alpino” come sono sempre stato. Il mio ringraziamento vada al signor Picchi, a Don Nicola, a Don Eugenio, a tutti quelli che mi furono supremamente vicini in questa ultima ora. E voi pure ringraziateli, perché mi hanno alleviato veramente le pene. Con tanto affetto vi bacio.

Etern amente vostro Pierluigi

Pier Luigi Paliasso

Sottotenente del IV reggimento Alpini, classe 1921. Di lui ha parlato diffusamente la stampa in occasione della laurea ad honorem concessagli dall'Università di Parma nel 1955, ma “annullata” da un intervento successivo del Ministro della Pubblica Istruzione. D'altra parte risultò che la concessione era stata legittima, in quanto lo studente universitario Paliasso era stato sì condannato a morte da uno pseudo-tribunale dei popolo di Tortona il 5 maggio 1945 e “giustiziato” qualche giorno dopo, ma il Ministero della Difesa, con dispaccio del 16 novembre 1953, aveva già “discriminato ed assegnato alla prima categoria, senza punizioni”, il sottotenente Paliasso (era stato insegnante della Scuola Allievi Ufficiali della R.S.I.) e dichiarato che il di lui decesso, per le circostanze di tempo e di luogo in cui si verificò, deve ritenersi dipendente da causa di servizio di guerra.

+++

Mia cara Mary,

compagna ideale della mia vita, questa sarà l'ultima lettera che tu avrai dal tuo Ugo! Ed io spero che sappia portarti tanto conforto. Il tribunale militare tedesco di Cuorgnè mi ha condannato a morte mediante fucilazione ed io attendo con altri due patrioti (Orla Riccio di Borgofranco e Ottinetti Piero di Ivrea) di passare da un momento all'altro a miglior vita. Sono perfettamente sereno nell'adempiere il mio dovere verso la Patria, che ho sempre servito da soldato senza macchia e senza paura, sino in fondo. So che è col sangue che si fa grande il paese nel quale si è nati, si è vissuti e si è combattuto. Come soldato io sono sempre stato pronto a questo passo ed oggi nel mio animo è grande più che mai la forza che mi sorregge per affrontare con vera dignità l'ultimo mio atto di soldato. Bisogna che tu, come compagna ideale e meravigliosa del tuo Ugo, sappia come lui sopportare da sola con la nostra cara Nena il resto della tua vita che porterà il tuo Ugo nel cuore. Vado ora a morire ma non posso neanche finire, ti bacio forte forte con Nena, tuo

Ugo

Ugo Machieraldo (Mak)

Ufficiale in Servizio Permanente Effettivo - nato a Cavaglià (Vercelli) il 18 luglio 1909 -. Maggiore di Aeronautica Ruolo Navigante, quattro Medaglie d'Argento al Valor Militare, due proposte di Medaglia d'Argento al Valor Militare - dall'autunno del 1943 si collega all'attività clandestina in Milano - nel 1944 si unisce alle formazioni operanti in Valle d'Aosta, dapprincipio come partigiano semplice, poi come ufficiale di Stato Maggiore della 76' Brigata Garibaldi operante in Valle d'Aosta e nel Canavese -. Catturato la notte tra il 29 e il 30 gennaio I945 in località Lace (Ivrea), in seguito a delazione, da militari tedeschi - incarcerato a Cuorgnè (Torino) -. Processato dal Comando Militare tedesco di Cuorgnè -. Fucilato il 2 febbraio 1945 contro la cinta del cimitero di Ivrea, con Riccio Orla e Piero Ottinetti -. Medaglia d'Oro al Valor Militare

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08.04.08

La Carta dei Valori del Popolo della Libertà

Permalink - 01:56:01, Categorie: Politica, Società, Cultura - [Amministratore] Italian (IT)

“Noi, Popolo della Libertà, donne ed uomini d'Italia siamo orgogliosi di essere cittadini di uno dei paesi più avanzati del mondo. Siamo orgogliosi di appartenere ad una civiltà millenaria, una civiltà che ha dato all'umanità conquiste tra le più importanti. Per questo vogliamo che l'Italia progredisca nel solco della sua tradizione, sempre più europea ed occidentale. Le radici giudaico-cri stiane dell'Europa e la sua comune eredità culturale classica ed umanistica, insieme con la parte migliore dell'illuminismo, sono le fondamenta della nostra visione della società. I valori nei quali ci riconosciamo sono in specie quelli condivisi dalla grande famiglia politica del Partito Popolare Europeo: la dignità della persona, la libertà e la responsabilità, l'eguaglianza, la giustizia, la legalità, la solidarietà e la sussidiarietà. Questi sono i valori comuni alle grandi democrazie occidentali, fondate sul pluralismo democratico, sullo Stato di diritto, sulla non discriminazione, sulla tolleranza, sulla proprietà privata, sull'economia sociale di mercato".

"Noi pensiamo che la politica debba essere al servizio dei cittadini, non i cittadini al servizio della politica e che essa debb a essere fondata più sui valori che sugli interessi. Noi crediamo che la persona - con i suoi valori ed i suoi principi, con la sua morale e la sua ragione di esistere e di migliorarsi - sia il principio ed il fine di ogni comunità politica, la sola fonte della sua legittimità. E che non possano esistere un'autentica giustizia ed una autentica solidarietà, se la libertà di ogni singola persona non viene riconosciuta come condizione essenziale dallo Stato. La nostra concezione della persona ripudia tanto ogni forma di collettivismo, quanto l'individualismo egoistico. Ogni persona appartiene ad una comunità e deve subordinare il proprio interesse all'autorità legittima della comunità stessa, accettando i vincoli che sono necessari per la protezione dei diritti fondamentali e della libertà degli altri. Senza legge e ordine non ci può essere libertà".

"Noi crediamo che la vera libertà significhi autonomia congiunta con la responsabilità, non irresponsabile indipendenza. La vera libertà rende infatti ogni persona responsabile delle proprie azioni in accordo con la propria coscienza di fronte alla comunità a cui appartiene ed alle generazioni future.
Noi pensiamo che le generazioni future debbano essere poste nelle condizioni di vivere in armonia con l'ambiente naturale. Ogni essere umano è chiamato ad amministrare i beni naturali con saggezza e non sulla base dei suoi specifici interessi. Le persone, le famiglie, i gruppi sociali, le comunità, i popoli, le nazioni e gli Stati devono quindi rendere conto delle loro azioni davanti ad ogni singolo essere umano, di oggi e del futuro".

"Noi crediamo che la società e lo Stato debbano servire la persona ed il bene comune. Le persone e le comunità devono avere il diritto di realizzare ciò che posso no grazie alla loro iniziativa. Ciò che le organizzazioni di dimensioni più piccole non sono in grado di realizzare deve essere affidato ad organizzazioni di livello più alto: gli Enti locali, la Regione, lo Stato, le Organizzazioni sopranazionali. La sussidiarietà è infatti la formula base della decentramento, del federalismo e dell'integrazione europea. Ogni attività sociale è infatti per sua natura sussidiaria. Noi crediamo che la politica abbia il compito di sostenere la vita e l'attività delle persone, delle famiglie, e delle comunità intermedie, non di distruggerle o di assorbirle. Per permettere alle singole persone ed alle loro libere associazioni di svilupparsi al massimo grado nel campo del sociale lo Stato deve sostenere una politica di deduzioni fiscali ed una politica di destinazione fiscale, come è quella del cinque per mille, nei confronti di quei cittadini che sostengono finanziariamente il volontariato, il non profit, le associazioni private senza scopo di lucro, tutto ciò che opera nell'ambito dell'assistenza sociale e della solidarietà, della ricerca scientifica e della cultura".

"Noi crediamo nella validità del modello sociale europeo, che affonda le sue radici nei valori sociali e liberali, e che si basa sui principi inscindibili di efficienza economica, di giustizia sociale, di concorrenza e solidarietà, di responsabilità personale e di protezione sociale. Questi principi restano del tutto validi, sono anzi ancora più validi nella realtà contemporanea prodotta dalla globalizzazione, davanti ai rapidi e non sempre positivi cambiamenti da questa imposti alla nostra vita sociale ed economica. La sfida che abbiamo di fronte, e che dobbiamo vincere, è infatti ora ed ancora più quella di fondere armoniosamente le nuove forze di mercato con il dinamismo economico, il rispetto della persona umana, e la responsabilità sociale. In ogni caso noi ci impegniamo a sostenere in sede europea politiche mirate a ridurre il volume delle regole non essenziali e a difendere la nostra produzione dalla competizione asimmetrica che viene dall'Asia, dove è necessaria la effettiva e paritetica applicazione delle regole di rispetto sociale e ambientale comunemente accettate e sottoscritte dai più importanti paesi asiatici".
"Noi vogliamo una società che si prenda veramente cura dei più poveri e dei più deboli. Noi non vogliamo una società divisa tra ricchi e poveri, tra forti e deboli. Noi vogliamo una società nella quale tutti possano godere di un livello di vita adeguato. Noi crediamo che le persone abbiano il dovere di provvedere a se stessi, secondo il principio morale della responsabilità, ma che in base a questa debbano anche aiutare il prossimo in difficoltà. Crediamo ch e sia dovere fondamentale, sia della società che dello Stato, insieme aiutare coloro che non raggiungono questo obiettivo. Noi pensiamo in particolare che siano necessarie forti azioni positive per assicurare l'effettiva parità tra uomo e donna, per accrescere l'accesso delle donne all'istruzione ed al lavoro, per favorire il loro accesso ai posti di più alta responsabilità nel mondo pubblico e privato. Una maggiore eguaglianza effettiva tra uomo e donna renderà il nostro Paese non solo più giusto ma anche più prospero".

"Noi pensiamo che la famiglia sia l'elemento fondamentale delle nostra società. Oggi le famiglie e la società sono sempre più frammentate. Noi pensiamo che sia invece necessario riconoscere chiaramente il ruolo attivo della famiglia, nella consapevolezza che questa non può essere sostituita da altre figure sociali. In una situazione difficil e come quella attuale, le famiglie sono anche un prezioso elemento di stabilità sociale ed economica perché si affiancano alla società ed alle strutture pubbliche compensandone i limiti nell'attuazione delle politiche sociali. Non possiamo ignorare che molte famiglie non riescono più ad avere «una tranquilla e quieta vita, in piena dignità». La famiglia va dunque difesa, anche perché è fondamentale per le persone più deboli, per gli anziani, per i diversamente abili, per i giovani senza lavoro. Non solo. Noi crediamo che la famiglia abbia il dovere ed il compito insostituibile di educare i bambini e gli adolescenti. In questa prospettiva noi pensiamo che buoni risultati possano essere conseguiti riducendo il carico fiscale per le famiglie in rapporto al numero dei familiari, a partire dai bambini".
"Noi sappiamo che i valori umanistici e cristiani si confrontano con i risultati del progresso scient ifico, in particolare in ambito biomedico. Tale progresso ha contribuito in maniera straordinaria alla salute ed al benessere di tutti i cittadini. Lo vogliamo affermare con forza. Noi pensiamo che la libertà e il progresso della ricerca biomedica vadano quindi salvaguardati e per questo debbano essere coniugati con i principi della protezione e della promozione della dignità umana, con il diritto alla vita, l'unicità di ogni vita umana, l'eguaglianza di tutti gli esseri umani, la tutela della salute". Riconoscersi nel principio della dignità della persona umana comporta infatti che la tecnologia debba sempre essere al servizio della persona, ed esclude che la persona possa essere al servizio della tecnologia. La scienza deve essere libera.
"Noi pensiamo che la politica internazionale debba basarsi sul valore della libertà, e sul fondamentale rapporto tra pace, libertà e diritti. E' ciò che abbiamo fatto, ci& ograve; che abbiamo finora difeso e promosso, ed è ciò che riteniamo faccia parte delle aspirazioni e delle possibilità di tutti i popoli. In un mondo sfidato dal terrorismo e attraversato dal rischio dello scontro tra le civiltà, noi poniamo la costruzione della pace e il dialogo tra i popoli come fondamentale dovere della nostra politica internazionale. A questo dovere sono ancorate le nostre alleanze e relazioni, le nostre missioni all'estero e più in generale la strategia del nostro paese sullo scacchiere mondiale. In questo contesto restano cruciali le scelte europeiste ed atlantiche".

"E' su questo confine, tra passato, presente e futuro, che si staglia la differenza tra due visioni della vita e del mondo. La visione della sinistra e la nostra visione. Noi pensiamo che, a questa altezza di tempo, si debba aggiungere alla libertà un altro valore, ad essa complementare: la sicurezza della nostra identità davanti all'immigrazione. Proprio per questo dobbiamo e possiamo aprire al nuovo, ma senza rinunciare a noi stessi, rafforzando insieme le nostre tradizioni, la nostra identità, la nostra libertà. Perché solo conservando i valori oltre la crisi dei valori, si conservano l'identità e la sicurezza e si vive la libertà. In questa strategia lo Stato nazionale e federale, somma dei nostri valori comuni e sede del nostro comune destino, ha un ruolo fondamentale. Un ruolo sussidiario e riequilibratore tra passato e futuro, tra interno ed esterno".

"Questo è il cuore del nostro programma. Questo è il centro del nostro disegno, tanto sul lato politico quanto sul lato economico, tanto in Italia quanto in Europa: la difesa dei principi morali e dei valori, civili e religiosi, la difesa della famiglia e delle nostre radici, l'impegno a rispettare la nostra civiltà da parte di ch i entra, la difesa delle nostre imprese, del nostro lavoro. Il Popolo della Libertà è nato dalla libertà, nella libertà e per la libertà, perché l'Italia sia sempre più moderna, libera, giusta, prospera, autenticamente solidale. Noi sappiamo che i nostri valori sono radicati nella migliore tradizione politica del nostro Paese e della nostra società. Nel Popolo della Libertà si riconoscono infatti laici e cattolici, operai ed imprenditori, giovani e anziani. Si riconoscono donne ed uomini del nord, del centro e del sud. Siamo orgogliosi di questo nostro carattere popolare, perché ci conferma nel nostro disegno, che è quello di unire la società italiana, e di condurla tutta insieme verso un futuro migliore. Noi proponiamo agli italiani una società fatta di libertà, di sviluppo economico, di solidarietà. Proponiamo una società basata sui valori liberali e cristiani, sulla famiglia naturale fondata sul matrimonio, formata dall'unione di un uomo e di una donna, nella quale far nascere, crescere ed educare i figli. Proponiamo un'Italia rispettata e forte nel mondo. Proponiamo una Patria nella quale tutti gli italiani si riconoscono e che tutti amano, perché è la casa comune di tutti, senza distinzioni".

"All'opposto la sinistra ha sempre dato all'Italia incertezza, divisioni, odio sociale, povertà. La sinistra fa politiche che distruggono la famiglia, e che non rispettano i valori morali del popolo italiano, i valori della nostra tradizione. Per quello che è sempre stata ed è nel suo profondo, la sinistra vuole dividere i lavoratori dagli imprenditori, gli uomini dalle donne, i padri dai figli, i giovani dagli anziani, gli italiani del nord dagli italiani del sud. La sinistra vede nemici ovunque. Noi vediamo ovunque dei fratelli".

"Pur affrontando difficoltà enormi, ci siamo sempre preoccupati del benessere di tutti gli italiani, senza distinzioni tra destra e sinistra. Perché il governo è il governo di tutti gli italiani, non soltanto di chi lo ha votato. Questa è la vera moralità della politica. Noi vogliamo un'Italia di persone libere e responsabili, in grado di prendere in mano il loro futuro, di potersi scegliere un buon lavoro, di far crescere i figli secondo i propri valori e le proprie idee. Noi vogliamo una società nella quale tutti i giovani, senza distinzione di ceto sociale, vadano a scuola per conseguire un diploma o una laurea di qualità. Vogliamo una società nella quale i giovani abbiano un lavoro, che permetta loro di essere subito indipendenti e di formarsi una famiglia. Noi vogliamo una società nella quale nessuno rimane indietro. Perché ogni persona ha un valore inestimabile, e perché il benessere di ogni cittadino significa il benessere di tutti i cittadini, il benessere di tutta la società. Noi vogliamo una economia forte e vitale, fondata su imprese moderne ed efficienti, sulla creatività e sull'innovazione, perché senza crescita economica non si possono risolvere i problemi sociali e non si possono garantire a tutti i cittadini i servizi ai quali hanno diritto".

"Lo spirito del tempo in cui viviamo ci impone un cambiamento di rotta, rispetto agli ultimi due anni. Se non cambiamo e in fretta, sarà infatti la realtà a cambiarci in peggio. Le riforme costituzionali sono vitali per l'Italia, per avere un governo più forte perché capace di decidere e per avere una politica rispettata dai cittadini perchè costa meno, a partire dalla nostra proposta di riforma costituzionale in cui era fra l'altro previsto il dimezzamento del numero dei parlamentari. Nelle due ultime legislature la via delle rifo rme è iniziata, ma non è finita. In questa legislatura la riprenderemo, nel comune impegno a terminarla. Un impegno che qui prendiamo davanti agli italiani. Noi ci richiamiamo alla più grande forza politica europea, il Partito Popolare Europeo, e con essa condividiamo un'idea spirituale dell'Europa: l'idea dei padri fondatori, che è all'origine stessa dell'Europa".

"Abbiamo un lungo cammino davanti a noi. Un cammino di impegno civile, in cui diritti e doveri si ricongiungono come facce di una stessa medaglia. Quarant'anni dopo il Sessantotto, è l'ora di una nuova rivoluzione: la rivoluzione delle responsabilità. Chiediamo il sostegno di tutti gli italiani, chiediamo il loro voto per garantire questi valori e per realizzare il nostro programma".

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06.04.08

13 - 14 Aprile, la posta in gioco

Permalink - 18:59:06, Categorie: Politica, Società - [Amministratore] Italian (IT)

Non siamo tra coloro che – per smorzare gli sbadigli dell’elettore disincantato – evocano l’arrivo dei cosacchi.

Non lo facevamo nel passato, quando magari il pericolo era reale, preferendo ben altre ragioni di fondo a qualche “profezia”a buon mercato.

Non lo facciamo oggi, allorché certi radicalismi appaiono fuori tempo ed è all’essenza del confronto che bisogna guardare, mettendo da parte le prove muscolari e le provocazioni ad effetto, che hanno poco a che fare con la governabilità e con le vere ragioni della scelta elettorale.

Molti osservato ri si stupiscono della concretezza e del realismo con cui il PdL sta conducendo la campagna elettorale, collegando questa scelta “di metodo” e “di sostanza” con la caduta di tensione politica e con lo scarso entusiasmo della maggior parte degli italiani. In realtà l’avere scelto la linea del rigore e della moderazione non necessariamente vuole dire farsi intrappolare dal disincanto e dalla disillusione.

Al contrario, puntare all’essenziale, liberando l’impegno politico dagli orpelli retorici dell’”appartenenza”, rappresenta una più matura assunzione di responsabilità, sia rispetto alle ragioni del confronto che alle prospettive del dopo voto. Venute meno le schematizzazioni ideologiche, che – come ci insegnavano i maestri del pensiero “di destra” - hanno rappresentato, per decenni, la degenerazione patologica dell’identità, il confronto si può finalmente sviluppare in modo aperto, guardando alla stringente concretezza delle questioni sociali ed economiche, che più stanno a cuore agli elettori.

Sono esse che impongono ai partiti l’agenda politica, che invitano a dare risposte conseguenti, che spingono a nuove sintesi, nel segno di una integrazione antidemagogica, che rende effettivamente nuove questa stagione politica e le prospettive che essa può aprire.

Sondaggi alla mano, nella graduatoria delle priorità che gli italiani vorrebbero vedere affrontate e risolte dal prossimo governo, in testa ci sono le questioni legate al lavoro (20%) segu ite dall’aumento dei salari (16%), dal controllo dei prezzi (10%), dalla riduzione delle tasse (9%), dalla sicurezza (8%).

E’ la fotografia di una realtà sociale in forte crisi rispetto alla quale occorre opporre non solo la doverosa denuncia delle tante responsabilità di chi, ancora oggi, ricopre incarichi di governo e si ricandida a tornarci (D’Alema, Bersani, Melandri, Bonino, Di Pietro – tanto per citarne alcuni) quanto soprattutto la capacità di dare risposte autenticamente innovative e dunque realistiche, perché capaci di misurarsi senza schemi preconfezionati, e, nel contempo, dinamiche, perché in grado di attingere alla creatività e alla volontà che innervano il popolo italiano.

Tutto ciò non ha bisogno di appelli retorici, ma di una nuova determinazione politica che sappia ricucire lo strappo tra Paese reale e Paese legale, dando risposte immediate e ricominciando, nel contempo, a lavorare su una prospettiva di più ampio respiro, in grado di affrontare i tanti nodi strutturali che bloccano la nostra crescita civile e sociale.

Il realismo politico che segna culturalmente l’azione del PdL è un passaggio essenziale in quest’opera di ricostruzione postideologica, che sappia guardare all’uomo integrale, ritrovato all’interno della famiglia, nel suo ruolo sociale, nella sua identità nazionale; che realizzi il giusto equilibrio tra l’azione dello Stato e la libera intrapresa, tra interventismo pubblico e sussidiarietà; che coniughi giustizia sociale e merito.

La grande sfida è quella di avviare l’attesa fase di modernizzazione sociale attraverso un’autentica governabilità, resa efficace dalle scelte elettorali e dal superamento della vecchia frammentazione partitica. La posta in gioco intorno alla quale sollecitare ulteriori consensi ed una nuova consapevolezza politica e sociale è nella capacità di coniugare domande immediate, cambiamento di fondo e nuova governabilità.

E’ la vera posta in gioco del cambiamento per la quale, pur in una fase oggettivamente difficile, il PdL ha le carte in regola per vincere e per ben governare. Non solo perché ha uomini e programmi adeguati, ma anche per la cultura politica che lo sorregge. Contro ogni retorica. Contro ogni radicalismo di facciata.

Mario Bozzi Sentieri

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05.04.08

INVITO

Permalink - 22:55:38, Categorie: Cultura - [Amministratore] Italian (IT)

Martedì 8 aprile ore 18

Libreria Porto Antico

Palazzo Millo Porto Antico – Genova

In occasione del settantesimo anniversario della morte di Gabriele d'Annunzio

presentazione del saggio:

L'operaio della parola.

Pensare d 'Annunzio ascoltandone la volontà di dire di

Raffaele PERROTTA
contenuto nel n.42 della Rivista di critica della poesia contem poranea
"Testuale"

Con l'Autore ne discutono
GIO FERRI
e
MARCELLO STAGLIENO

Raffaele Perrotta, con questo saggio, prosegue lo studio dannunziano, presente da lungo tempo in saggi pubblicati su riviste letterarie e filosofiche fra le più prestigiose, e nel volume pensare d’Annunzio dopo d’Annunzio, considerando la peculiarità della parola dannunziana detta “imaginifica” applicata anche alla prassi politica.

Raffaele Perrotta, docente di Metodologia e critica dello spettacolo presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Genova, scrittore, filosofo-poeta, film-maker.

Gio ferri poeta verbale e visivo, grafico, critico d’arte e di letteratura, fondatore con Gilberto Finzi e Giuliano Gramigna della rivista di Critica della poesia contemporanea «Testuale», e attualmente condirettore della stessa con Gilberto Finzi, è autore di un volume di saggi La ragione poetica, sta pubblicando un work in progress dal titolo L’assassinio del poeta.

Marcello staglieno giornalista e biografo, tra i fondatori del «Giornale», autore di Nino Bixio, coautore con Indro Montanelli Leo Longanesi, autore di Montanelli. Novant’anni controcorrente, Edgar Allan Poe:dandy o assassino? (2005), L’Italia del Colle 1946-2006:sessant’anni di storia attraverso i dieci Presidenti (2006). Nella XII Legislatura vicepresidente del Senato della Repubblica.

Mercoledì 9 aprile ore 21

Palazzo Ducale

Sala del Minor Consiglio Piazza De Ferrari - Genova

Cultura, turismo e spettacolo:

RIALZATI ITALIA !

Incontro con

LUCA BARBARESCHI

Introduce

Roberto Cassinelli

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01.04.08

'Israele siamo noi' di Fiamma Nirenstein

Permalink - 00:46:47, Categorie: Politica, Società, Cultura - [Amministratore] Italian (IT)

Mercoledì 2 aprile ore 18,00

Hotel Jolly Plaza,
via Martin Piaggio 11- Genova
presentazione del volume
"Israele siamo noi" di Fiamma Nirenstein,

Coordina l’incontro il Prof. Carlo Angelino, docente di Estetica all'Università
degli Studi di Genova, sarà pr esente l'autrice

La tesi del libro di Fiamma Nirenstein è semplice e insieme rivoluzionaria, dato che va contro una propaganda pervasiva purtroppo diventata senso comune: Israele è un modello positivo di convivenza civile, proprio perché è fondato su un'ideologia - il sionismo - che propone un modo di vita insieme laico e carico di valori, attento ai bisogni della collettività e alla libertà degli individui, fondato sulla pace e sul progresso, alieno per sua natura dalla violenza. Quante volte, invece, abbiamo sentito la stampa internazionale, i partiti di sinistra europei, le organizzazioni non governative, ministri e diplomatici di grandi nazioni, l' ;Onu stessa paragonare il sionismo all'imperialismo o addirittura al razzismo, e accusare Israele di colonialismo e crimini di guerra? Uno pseudopacifismo a senso unico che, per malafede o per incoscienza, non abdica al pregiudizio - storicamente infondato - secondo cui Israele occupa territori che non gli spettano.

Quel che è nuovo, oggi, è che Israele e tutti i suoi abitanti, sia ebrei sia arabi, sono direttamente minacciati di estinzione da parte del terrorismo suicida e di coloro che - come Hezbollah in Libano, Hamas in Palestina e l'Iran di Ahmadinejad, imminente potenza nucleare - negano che l'Olocausto sia un dato della storia, che Israele sia uno Stato legittimo e sovrano, e anzi affermano apertamente di voler cancellare il 'nemico sionista' dalle carte geografiche. Ma Israele siamo noi, perché la minaccia che lo sovrasta incombe su tutta la nostra civiltà oc cidentale, attaccata dall'estremismo islamico. Per noi europei cresciuti da un sessantennio nella bambagia della pace, Israele è un esempio di società democratica costretta ad affrontare una guerra di difesa per la propria sopravvivenza. Rifiutarsi di comprenderlo significa non voler vedere il futuro che ci attende.

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26.03.08

RIALZATI SCUOLA!

Permalink - 00:16:31, Categorie: Società, Cultura - [Amministratore] Italian (IT)

1° Convegno operativo

del Comitato per il Risanamento della scuola

Sabato 29 marzo 2008,

ore 16,00 - Genova , Piazza de Marini, 3/3° piano (Sala UGL)

Poco più di un anno fa qualcuno chiese a Bruno Vespa come mai nel suo salotto di Porta a Porta non si parlasse mai dei problemi della scuola. Egli rispose che non poteva occuparsi di un argomento di nessun interesse per il pub blico, che inevitabilmente gli avrebbe fatto crollare l’indice degli ascolti. Passarono solo pochi mesi e ci pensarono alcuni video apparsi sulla rete a portare a galla quale disastrosa realtà di violenza e di ignoranza si celasse dietro le mura, un tempo sacre, della scuola italiana. Da allora è stato tutto un susseguirsi di immagini crude e di rivelazioni una più sconvolgente dell’altra. Ma perché è dovuto intervenire un episodio casuale affinché il disastro della scuola venisse percepito collettivamente nella sua vera dimensione? La risposta è semplice e preoccupante al tempo stesso: erano in troppi quelli a cui conveniva, per opportunismo o per viltà, rimandare all’infinito il giorno della resa dei conti e dell ’assunzione di responsabilità.

Indagare sulle cause di questa situazione catastrofica, ascoltare finalmente le libere voci di chi, da tempo, cerca invano di fermare la deriva dell’istituzione scolastica ci appare il contributo migliore che si possa dare alla ripresa morale, sociale, culturale ed economica del nostro Paese.

PROGRAMMA

Ore 16

Saluti di Renata Oliveri

Ore 16,15

Scuola di base dall’eccellenza al disastro:il ruolo poco noto degli enti locali

Miriam Pastorino

Ore 16,30

Il personale del la scuola: luci ed ombre

Armando Fossati

Ore 16,45

Ordini e contrordini, decreti e circolari: come la burocrazia soffoca la scuola

Vanda Roveta

Ore 17,00

Il programma per la scuola del PDL

Fr ancesco Verzillo Dibattito

Conclusioni di Renata Oliveri

Gi appelli che nessuno ha ascoltato…

L’importanza del nozionismo “…Per e sempio, la storia può essere soggetta a tutte le interpretazioni che volete, ma prima di farle gli studenti devono conoscere perfettamente date e fatti. La matematica dovrebbe essere posseduta da ciascuno come la lingua parlata. Lo sviluppo della capacità di astrazione dovrebbe poggiare su schemi logici precisi. In sintesi, andrebbero definite fasi irrinunciabili di conoscenza metodologica e fattuale…” (da “Un controllo su quello che si impara a scuola”, (1993), di Carlo Pelanda).

Universitari somari“…Dopo dodici anni di tempesta la scuola si è piegata. Così arrivano all’università, a parte qualche gemma, degli studenti che nella media sono in condizion i di elementarità estrema. Fai lezione, accenni a un filosofo, a un poeta o a un romanziere, ed è come se parlassi della luna…” (da “Una scuola di somari”, 1995, intervista a Lucio Colletti).

Il veleno è entrato in circolo“…Il timore mio, e penso di tanti italiani, è che certi miti e feticci della sinistra siano entrati in circolo nella stragrande maggioranza delle persone, ne costituiscano l’inconsapevole modus cogitandi e impediscano una reale svolta alternativa quale la Nazione si aspetta…” (da “Scuola, che cosa frena il ministro Moratti?, 2001, di Rita Carderini)& nbsp;

Il bambino immolato sull’altare dell’interesse sindacale“…A quello stesso regime consociativo, cattocomunista, si devono tanti altri misfatti: per esempio la riforma della scuola elementare… Il così detto modulo (l’eliminazione del maestro unico), venne fatto, soprattutto, per becere ragioni sindacali, per squallidissimi problemi di “posti”. Sulla pelle dei bambini che, vigente il maestro unico, si confrontavano, come è necessario a quell’età, con un indirizzo pedagogico unitario, e sulla pelle di quei maestri (ce ne sono ancora, nonostante tutto) seri e preparati che avevano un tempo il giusto orgoglio professionale di avere la piena responsabilità dei ‘loro’ bambini.” (da “La scuola dei misfatti&rdqu o;, 1996, di Angelo Panebianco).

Chi pagherà le nostre pensioni?“…Non si può continuare a perseverare sulla linea del deleterio riformismo scolastico che ci ha portato all’attuale disastro… Serve acquisire la consapevolezza dell’importanza che la scuola riveste per la collettività…Tutti sanno che le nostre leve giovanili sono estremamente esigue: poco più di mezzo milione all’anno, già non sufficienti se tutti arrivassero ad essere “adulti utili”, a mandare avanti la baracca sia nella produzione sia nei servizi, con in più l’onere di provvedere a pensioni sempre più numerose e di lunga durata per gli anziani, gravate spesso dalle spese di una lunga e costosa assistenza…” (Da “Salvare la scuola: un problema urgente”, 1994, di Filippo Franciosi)

Un burocrate in cattedra“…Se in questi anni lo stipendio è realmente diminuito, è aumentato però il carico di lavoro e di responsabilità, e soprattutto, è stato trasformato il profilo dell’insegnante: non più un uomo che elabora e trasmette cultura, ma un sempre più disorientato e impotente decrittatore di circolari ministeriali…” (da “Scuola in rovina”, 1996, di Sergio Sotgiu)

Destinati a soccombere nella sfida della globalizzazione “…Fino alla fine degli anni Sessanta, in tutte le scuole, anche nel liceo della provincia più remota, i docenti perseguivano con impegno l’insegnamento di un metodo di studio basato sulla costanza del lavoro, sullo spirito di sacrificio e sull’autodisciplina che, a ben vedere, funzionava non solo per progredire nel cammino scolastico ma anche per affrontare il mondo del lavoro e qualsiasi altra circostanza della vita… Oggi ad affrontare la concorrenza internazionale, in un mondo del lavoro e delle professioni diventato sempre più esigente ed agguerrito, mandiamo giovani impreparati, spesso degli inguaribili dilettanti, che finiranno per rendere fragili le nostre industrie e poco competitivi i nostri prodotti.” (da “La scuola di nuova Babilonia”, 1993, di Miriam Pastorino).

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03.03.08

SUI TEMI SOCIALI IL PD E’ (GIA’) NUDO

Permalink - 22:03:28, Categorie: Politica, Società - [Amministratore] Italian (IT)

Non c’è solo il malessere dei cattolici, scoppiato – per dirla con “Famiglia Cristiana&rdqu o; – a seguito del “Pasticcio veltroniano in salsa pannelliana”, ad incrinare l’immagine del partito riformista e decisionista, costruita, a colpi di slogan, dall’ex sindaco di Roma.
Più passano le settimane e più il Partito Democratico appare segnato dalle contraddizioni non solo di principio e di valore, quali sono quelle di carattere etico, quanto anche dalle sostanziali differenze sulle questioni sociali.
Tutto è apparentemente fissato nel “programma”, trenta pagine realistiche ed ambiziose, parola di Veltroni.
In realtà sui grandi temi del lavoro il quadro appare, nel Pd, tutt’altro che definito e scontato, visti i colpi di fioretto e di scimitarra che agitano il campo del riformismo veltroniano.
Intanto sulla stessa serietà del “progetto”. “Per realizzare tutti i sogni promessi da Veltroni – ha dichiarato Giacomo Vaciago, docente di Economia alla Cattolica e delegato alla costituente del Pd – ci vorrebbero trent’anni, non cinque”.
Questione di metodo e di merito: difficile “conciliare gli opposti”, ma anche complicato tene re a bada le anime di un partito che formalmente affida la stesura del programma al più “destro” dei giovani del vecchio Pci, Enrico Morando, ma dall’altra parte recluta la Cgil, o almeno una sua parte cospicua, tentando così di coprirsi sul lato sinistro, facendo uno sgambetto alla “Cosa Rossa”.
Il risultato – evidenziato da più di un commentatore – è che, programma alla mano, sul mercato del lavoro il Pd mostra le sue immediate contraddizioni, sposando formalmente il modello danese della flexicurity (flessibilità nel rapporto di lavoro, ammortizzatori, servizi alle famiglie) ma non affrontando il tema dell’art. 18, intorno al quale si è scatenata immediatamente la polemica.
Ad innescarla Pietro Ichino, candidato del Pd ed influente opinionista , il quale si è dichiarato pronto a “ridiscutere l’articolo 18”, beccandosi la piccata rampogna dell’ex ministro, in quota Margherita, Tiziano Treu : “Ichino parla a titolo personale”.
Gli ha fatto eco Paolo Nerozzi, Segretario confederale della Cgil, in lista d’attesa per un seggio parlamentare targato Pd, che ha ribadito: “Con il professore (Ichino) divergiamo esclusivamente sull’articolo diciotto. E&rsquo ; vero che non è poco ma comunque sia è una mediazione facile”.
Riemerge così tra i fumi del “realismo” veltroniamo la fatidica parola: “mediazione”.
Lessico già ascoltato , giusto due anni fa, allorchè il programma dell’Unione era nove volte più corposo e la sua lunghezza era inversamente proporzionale all’omogeneità della coalizione che lo aveva espresso. Commedia già recitata con rischio di replica, seppure in formato mignon, visto come l’asciuttezza veltroniana faccia rima con vaghezza.
Un altro esempio ? Prendiamo la proposta dello “stipendio minimo legale”. Tutto bene ? Tutto condiviso ? Nient’affatto, se un segretario aggiunto della Cisl, Pier Paolo Baretta, candidato in pectore del Pd, arriva a considerare, su “l’Unità”, il salario minimo garantito “troppo contiguo all’assistenzialismo”, dichiarando perentorio : “Per chi non lavora, l’impiego bisogna trovarglielo”.
E che dire del tema del pubblico impiego ? Ha ragione chi, in casa Pd, accusa i lavoratori pubblici di essere dei “fannulloni”, ipotizzando la libertà di licenziamento, la flessibilità lavorativa e lo spostamento della contrattazione verso la periferia, o chi invece, sull o stesso fronte, come Carlo Podda, Segretario della Cgil Funzione Pubblica, dichiara il proprio “assoluto disaccordo con le tesi di Ichino sull'articolo 18, la flexicurity, il contratto unico e il lavoro pubblico” ?
E’ evidente come la lista delle contraddizioni veltroniane vada allungandosi tanto più la campagna elettorale entra nel vivo e tanto più viene chiesto al segretario del Pd di specificare compiutamente i suoi orientamenti programmatici.
Dietro il “novismo” del centro-sinistra troppe “anime”, spesso in pena, si agitano, al fine di affermare le proprie tesi, in contrasto l’un a con l’altra. Al punto che siamo ormai alla teorizzazione e alla pratica delle mediazioni e delle sintesi che verranno, con i giuslavoristi pidiessini impegnati a costruire nuovi modelli sociali ed i loro amici, di partito o di sindacato, a smontarli sul nascere. Con buona pace per il riformismo veltroniano e per un programma già segnato da troppi se e ma.

Mario Bozzi Sentieri

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14.02.08

IN NOME DEL PADRE

Permalink - 22:12:40, Categorie: Cultura - [Ineffabile] Italian (IT)

Teatro della Gioventù

Via Cesarea - Genova

Sala Barabino

Venerdì 15 febbraio 2008 - ore 15,00

Convegno

"IN NOME DEL PADRE"

Relatori:

Giacomo Ronzitti, Roberta Papi, Giuseppe Murolo, Ernesto Emanu ele, Roberto Settembre, Alessandra Lancellotti, Edwige Fanin, Alessio Saso.

Modera l'incontro: Massimiliano Lussana

Incontro-dibattito sulla proposta di legge regionale

“MISURE A SOSTEGNO DEI PADRI SEPARATI IN SITUAZIONE DI DIFFICOLTA’”
di Alessio Saso

Nel nostro Paese è andata consolidandosi, in base anche a dei pregiudizi culturali, la prassi che privilegia unicamente il ruolo materno, identificandolo come e sclusivo riferimento educativo per i figli minori. Mentre molti padri separati vogliono vivere, nte pienamente con responsabilità la propria paternità. Nella quasi totalità dei casi, in realtà, i figli si vedono sottrarre repentinamente la figura del padre, nonostante la recente approvazione della legge n. 54 dell’8 febbraio 2006 sull’affidamento condiviso dei genitori, e nonostante il riconoscimento dell’importanza di entrambi i ruoli genitoriali, la dichiarazione della parità di diritti tra i sessi e la tutela dei minori.

I padri che oggi vogliono vivere pienamente il proprio ruolo sono penalizzati da un pregiudizio sociale ancora fortemente radicato anche nella prassi giudiziaria. Al padre viene imposto un dovere “economico” e minori reali dir itti “per l’esercizio del ruolo educativo e formativo dei propri figli”.

In oltre il 90 per cento dei casi, il padre è tenuto a versare un assegno di mantenimento per i figli pari, in media a 400 euro mensili, e nel 71 per cento dei casi la casa va alla ex moglie. Ora, considerato che oltre la metà dei separati con figli minori appartengono alla categoria degli insegnanti, impiegati, e operai, che il 54 per cento di essi ha al massimo la licenza elementare, che l’orientamento dei giudici è di fissare in “un terzo dello stipendio” il mensile che il padre deve versare per i figli, è evidente che non solo le donne, ma anche gli uomini che si trovano in questa condizione sono a rischio povertà. L’uomo, innanzitutto, deve cominciare con il cercare una nuova casa in grado di accogliere, anche temporaneamente, i propri figli, finendo spesso per tornare a vivere con i propri genitori, con quel senso di sconfitta e frustrazione che questo comporta, trovandosi nell’impossibilità pratica di svolgere il proprio ruolo genitoriale come, invece, vorrebbe.

La presente proposta di legge, innanzitutto, fissa il principio secondo cui la Regione Liguria riconosce l’importanza del ruolo paterno congiuntamente a quello materno per la crescita psicofisica dei minori nelle diverse fasi della loro vita; questo riconoscimento è essenziale e determinante per la concreta realizzazione di pari opportunità di diritti tra uomo e donna nonché per la tutela dei minori, che devono poter mantenere un rapporto significativ o con entrambi i genitori anche dopo la loro separazione. La necessità di confermare espressamente questo principio deriva dalla consapevolezza della situazione di estrema difficoltà economica e psicologica spesso sofferta dai padri a seguito di procedimenti di separazione. Infatti, frequentemente gli effetti dei contenziosi sui padri separati li pongono in condizioni di precarietà economica tali da costituire un impedimento al godimento del diritto al proprio ruolo genitoriale, così come per il minore a beneficiare della presenza di entrambi i genitori.

La presente proposta si pone come obiettivo quello di assicurare ai padri separati in situazione di difficoltà il diritto ad un sostegno per consentire loro di recuperare e rafforzare la propri a autonomia. Prevede la promozione ed il sostegno alla realizzazione di Centri di Assistenza e Mediazione Familiare a favore dei padri separati in situazione di difficoltà.

In buona sostanza, con questa proposta, che intende dare risposte concrete alle giuste istanze finora raccolte unicamente dalle varie associazioni dei padri separati, la Regione promuove tutte quelle iniziative atte a ristabilire condizioni di effettiva parità di diritti tra uomo e donna nello svolgimento del proprio ruolo genitoriale in regime di separazione, nonché di tutela del minore nel beneficiare della presenza di entrambi i genitori, ponendo sul tema specifico, la Liguria in posizione di assoluta avanguardia rispetto alle altre Regioni italiane.

In particolare :

L’articolo 1 indica nel riconoscimento dell’importanza del ruolo paterno e nella necessità del mantenimento del rapporto genitore/figlio anche in caso di separazione i principi che costituiscono il fondamento della presente proposta di legge.

L’articolo 2 individua quale obiettivo della legge il rafforzamento ed il recupero dell’autonomia materiale e psicologica del padre separato affinché possa adeg uatamente svolgere il proprio ruolo genitoriale.

L’articolo 3 specifica le azioni da promuovere e sostenere per il raggiungimento dell’obiettivo.

L’articolo 4 individua nei Centri di Assistenza e Mediazione Famigliare lo strumento più idoneo a sostegno dei padri separati in situazione di difficoltà.

L’articolo 5 indica i programmi di assistenza e mediazione famigli are che intende favorire.

L’articolo 6 demanda alla programmazione regionale in materia sociale e abitativa l’individuazione delle risorse finanziarie da destinarsi alla realizzazione dei programmi di cui all’articolo 5.

L’articolo 7 prevede una costante azione di monitoraggio da parte della Regione sull’impiego delle risorse e sull’efficacia degli interventi.

L’articolo 8 detta norme in materia di cumulabilità dei finanziamenti.

L’articolo 9 detta disposizioni finanziarie.

Alessio Saso

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04.02.08

FACCIAMO FINTA CHE…

Permalink - 19:31:49, Categorie: Politica, Società - [Ineffabile] Italian (IT)

Facciamo un gioco. Facciamo finta che l’Italia abbia un sistema parlamentare monocamerale: una sola Camera dei Deputati , unica rappresentante del potere legislativo. Facciamo perciò anche finta che Romano Prodi sia ancora a Palazzo Chigi, con i suoi venticinque ministri e settantasette tra vice e sottosegretari.

Sarebbe sufficiente la maggioranza numerica dei partiti dell’Unione, così come si è espressa con il voto della Camera dei Deputati, a trasformare la “fiducia” formale in una fiducia politica ? Basterebbe la conta, rappresentata dalla somma delle sedici distinte formazioni che hanno permesso a Prodi di restare in sella per venti mesi, a sciogliere tutti i nodi politici e programmatici che hanno condizionato, fin dalla nascita, l’esistenza del cinquantanovesimo governo della Repubblica e che, oggi, giustificano da parte del Pd e dei suoi ex alleati, la richiesta di un “governo per le riforme” ?

Chi abbia un minimo di memoria, non può non ricordare l’autentico calvario che ha segnato l’esistenza del peggiore governo della storia repubblicana, lacerato, già sul nascere, dalle sue intime contraddizioni politiche e programmatiche.

Non c’è atto parlamentare che non sia stato segnato da quelle contraddizioni, che non sia stato “contestato” da un partito della maggioranza, che non abbia subito i distinguo perfino di qualche ministro: dall’indulto alle privatizzazioni, targate Bersani, dalla politica estera alle scelte economiche, dal fisco alle pensioni, dai Dico al Welfare. Un continuo, snervante frammentarsi della tenuta politica della coalizione, attaccata di volta in volta dai vari partiti che la componevano e salvata da ben trentatré voti di fiducia, autentico collante di un governo che pareva aver fatto della precarietà politica la sua bandiera.

Di fronte al moralismo di chi, in questi giorni, si appella alla responsabilità verso gli italiani, invocando la riforma elettorale, è sufficiente ricordare ciò che hanno provocato i seicentodiciassette giorni del governo dell’Unione, con questo continuo, snervante declino dell&rsquo ;Italia, con il suo vivere nell’emergenza sociale, con il crescente aumento della criminalità: frutto delle non-scelte e delle contraddizioni di chi moralisticamente aveva fatto credere di riuscire a tenere insieme tutto ed il contrario di tutto o di chi semplicisticamente aveva pensato di risolvere il problema della governabilità con la “fusione a freddo” tra postcomunisti ed ex-democristiani. Di fronte alle emergenze da affrontare e alle proprie divergenze interne, l’alleanza anti-centrodestra, uscita vincente nel 2006, si è squagliata mostrando tutta la sua inconsistenza.

Nello stesso tempo le aperture veltroniane sulla riforma elettorale si sono trasformate in un’arma a doppio taglio: nate per dividere la CdL hanno in realtà disarticolato l’Unione. Il varo del Partito Democratico è così diventato la classica scintilla in grado di fare deflagrare la miscela politica rappresentata da Rifondazione Comunista, dall’Italia dei Valori, dall’Udeur, dai Verdi, dai diniani, compressi dall’iniziativa veltroniana e sospinti dai propri, diversi elettorati, disillusi dall’esperienza di governo.

Le accuse dei “centristi” dell’Unione verso il massimalismo della sinistra, interna alla coalizione, ed il fuoco di fila di Rifondazione Comunista che ora considera i centristi “la zavorra del Paese” la dicono lunga sul senso reale e profondo della crisi di governo.

La legge elettorale c’entra allora ben poco. La questione di fondo è piuttosto capire se una “maggioranza” per essere considerata tale deve essere solo numerica, costituita cioè dalla somma algebrica delle rappresentanze parlamentari di alcuni partiti, o deve essere il risultato di una scelta politica e programmatica omogenea.

Se paradossalmente in Italia ci fosse un sistema monocamerale, Prodi sarebbe, con ogni probabilità, ancora a Palazzo Chigi. Ma ciò non vorrebbe dire avere un governo stabile ed autorevole. D’altra parte la “verifica”, aperta, a novembre, da Veltroni, sul tema della riforma elettorale non ha fatto emergere elementi di convergenza.

Inutile perciò traccheggiare. E’ ora che gli italiani – usiamo le parole di Veltroni - non vengano più presi in giro. Il centrodes tra ha la coscienza tranquilla. Non sappiamo, visti i risultati del governo dell’Unione e le prese di posizione di questi giorni, se il centrosinistra possa dire altrettanto.

Mario Bozzi Sentieri

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02.02.08

PREMIO NAZIONALE DI POESIA “PIETRO MIRABILE” 2008

Permalink - 14:18:40, Categorie: Cultura - [Ineffabile] Italian (IT)

La Fondazione Thule Cultura e la rivista Spiritualità & Letteratura, indicono la seconda edizione del Premio Nazionale di Poesia "Pietro Mirabile" 2008, dedicato al Poeta del Sacro di Chiusa Sclafani scomparso nel 2000 a Palermo e fra i fondatori della rivista Spiritualità & Letteratura.
Si concorre con una silloge di quaranta poesie di massimo 40 versi per ogni poesia. I testi dovranno essere inediti e da spedire, in formato Word per PC su supporto CD-ROM o in forma cartacea.
L'Opera pre miata sarà pubblicata come numero monografico di 48 pagine più copertina a colori in numero mille copie dalla rivista Spiritualità & Letteratura con apposita Introduzione critica e note biobibliografiche sull'autore premiato a cui verranno destinate numero 200 copie in omaggio. Il numero conterrà anche notizie generali sugli altri premiati. Ai secondi e terzi classificati nonché ai segnalati, in numeri successivi della rivista verranno selezionate alcune poesie della silloge finalista. Per ogni Autore inserito numero 5 copie in omaggio.
Potranno essere Segnalate altre raccolte concorrenti.
Ai primi tre classificati verrà anche assegnato un Diploma e un bassorilievo d'Autore. Diplomi e medaglie commemorative per gli Autori segnalati. Inoltre verrà creata una macroarea sul sito http://www.tommasoromano.it con alcuni testi dei poeti vincitori e segnalati.
Nessuna tassa di lettura o di segreteria è prevista.
Si partecipa esclusivamente abbonandosi alla rivista Spiritualità & Letteratura (Euro 30 per 5 numeri) inviando vaglia o assegno non trasferibile o in banconote, intestato al Direttore Prof. Tommaso Romano, al cui indirizzo con plico raccomandato va inviata la raccolta e l'abbonamento: Via Ercole Bernabei, 51 - 90145 - Palermo;
Per ulteriori comunicazioni si può inviare una email a info@tommasoromano.it o telefonare al numero 3493896419.
La premiazione si svolgerà a Palermo. L'esito sarà comunicato personalmente agli Autori vincitori e segnalati, anche attraverso il sito http://www.tommasoromano.it/ThuleN.htm.
Scadenza di presentazione delle sillogi 20 Aprile 2008.

Giuria: Tommaso Romano (Presidente), Piero Vassallo, Franca Alaimo, Manlio Peri, Giuseppe Bagnasco (Segretario) il cui deliberato è insindacabile.

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14.01.08

Dal neofascismo alla nuova destra

Permalink - 19:08:13, Categorie: Politica, Società, Cultura - [Ineffabile] Italian (IT)

“ Dal neofascismo alla nuova destra – Le riviste 1944-1994”
Edizioni Nuove Idee – pagg. 256,Euro 16,00

Per informazioni ed acquisti : mariobozzi@libero.it

La storia della destra italiana, attraverso le riviste che ne hanno segnato un cinquantennio. Dai primi fogli di dibattito politico (Rosso e Nero, Rataplan, Imperium) ai giornali che accompagnano e sostengono la nascita del Msi (Meridiano d’Italia, La Rivolta Ideale, Lotta Politica), dalle riviste “giovanili” (La Sfida, Carattere, Cantiere) ai grandi settimanali (Candido, il Borghese), fino alle riviste della “diaspora” missina (Ordine Nuovo, L’Orologio, Secolo XX), dalla stagione della “cultura di destra” (la Destra, Intervento, La Torre) alle “iniziative parallele” (Eowyn, Dimensione Ambiente,Linea), dal protagonismo giovanile alle “nuove sintesi”, al dibattito degli Anni Novanta.

Le riviste, nel lungo itinerario dal neofascismo alla nuova destra, come luoghi ideali attraverso i quali, in fasi diverse, si ricompone un’identità e si chiama a raccolta un mondo umano e politico, segnato dalla sconfitta, ma non sconfitto interiormente; si tenta di spezzare l’ambiguo rapporto venutosi a creare tra "entrismo" politico ed omologazione; si ha l’ambizione di coniugare una strategia di più ampio respiro rispetto al mero cabotaggio parlamentare; si dà voce a filoni culturali spesso in contraddizione tra loro, ma nei quali si ritrovano i nomi più significativi della migliore tradizione italiana ed europea.

Co n questo insieme di ambizioni, la pubblicistica di “destra”, nata e sviluppatasi tra il 1944 ed il 1994, oggetto di questa originale ricerca, diventa strumento di dibattito, d’informazione, di "testimonianza", ma anche espressione di tante microcomunità politiche e culturali, spesso la ragione stessa del loro esistere.

Le riviste dunque come bandiere, strumenti identificativi, ma anche come messaggi lanciati per creare un contatto con la realtà, per interpretarla, cambiarla, incidere su di essa, ben oltre ogni visione “nostalgica”: una Storia intellettuale da riscoprire e su cui riflettere.

Mario Bozzi Sentieri

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21.12.07

La dittatura del relativismo

Permalink - 00:25:22, Categorie: Cultura - [Ineffabile] Italian (IT)

Il grande dibattito del nostro tempo, secondo Roberto de Mattei, non è di natura politica od economica, ma culturale, morale e, in ultima analisi, religiosa. Si tratta del conflitto tra due visioni del mondo: quella di chi crede nell’esistenza di principi e di valori immutabili, iscritti da Dio nella natura dell’uomo, e quella di chi ritiene che nulla esista di stabile e di permanente, ma tutto sia relativo ai tempi, ai luoghi, alle circostanze. Se però non esistono valori assoluti e diritti oggettivi, la volontà di potenza dell’indivi duo e dei gruppi diventa l’unica legge della società e si costituisce quella che Benedetto XVI ha definito la “dittatura del relativismo”.
La denuncia della minaccia relativista è il filo conduttore di queste pagine, che raccolgono scritti e interventi dell’autore svolti tra il 2005 e il 2007. L’opposizione alla dittatura del relativismo, che oggi si esprime attraverso il terrorismo psicologico e la repressione giudiziaria, passa attraverso la riscoperta di quella legge naturale e divina che ha costituito il fondamento della Civiltà cristiana, formatasi nel Medioevo in Europa e da qui diffusasi nel mondo intero.
Il pensiero cui questo libro si ispira è quello della Philosophia perennis, integrata dal Magistero tradizionale della Chiesa, ma anche dall’insegnamento dei grandi autori contro-rivoluzionari cattolici dell’Ottocento e del Novecento, di cui l’autore è, in Italia, erede e c ontinuatore.

Roberto de Mattei – Edizioni Solfanelli – Euro 9,00

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14.12.07

Fini, nostro primo obiettivo è far cadere Prodi

Permalink - 19:06:51, Categorie: Politica - [Ineffabile] Italian (IT)

Il presidente di An, Gianfranco fini, nel corso del suo intervento all'Assemblea nazionale del partito ribadisce che "il primo obiettivo che ci viene richiesto a grande voce dagli elettori è quello di far cadere il Gover no Prodi, di liberare l'Italia dal peggiore governo della storia della Repubblica". Secondo Fini "le sinistre hanno la grave responsabilità di aver portato l'Italia nella poltiglia, come l'ha definita il Censis ieri. Le sinistre hanno determinato negli ultimi 18 mesi il declino nazionale". Per il presidente di An "per far cadere Prodi dobbiamo tagliargli l'erba sotto i piedi, dobbiamo interpretare il disagio economico che c'è nel Paese"."Gli ultimi avvenimenti - ha rilevato il leader di An - hanno dimostrato che la maggioranza politica non c'è più e che c'è solo una maggioranza numerica". Secondo il leader di An il "casus belli che può far cadere il governo potrebbe essere anche il dibattito sulla legge e lettorale oppure l'imprevisto, improvviso ed evidente innamoramento tra Veltroni e Berlusconi".Fini ha ribadito che "quando Prodi cadrà si dovrà tornare al voto perché non ci sono altre ipotesi, ma andremo davvero alle urne solo se ci sarà una nuova legge elettorale. Senza di essa sarà più difficile andare al voto".

Mario Bozzi Sentieri

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12.12.07

An intercetti la 'domanda di Destra'

Permalink - 22:18:37, Categorie: Politica, Società - [Ineffabile] Italian (IT)

Dopo l'Assemblea Nazionale di domenica continua la riflessione in An. Sabato 15 e domenica 16, organizzato da alcune testate di destra, si terrà, a Chianciano, il "Forum per la Nazione", ulteriore momento di confronto sulle future strategie del partito.

Sull'argomento pubblichiamo, di seguito, l'articolo, pubblicato in apertura del "Secolo d'Italia" di mercol edì 12/12.

AN INTERCETTI LA "DOMANDA DI DESTRA"

E’ il tempo della destra. Non certo perché – in via di principio – ci piace sbandierarlo con un po’ di velleitarismo. E’ il tempo della destra perché siamo ormai al “dopodomani” , evocato, a metà degli Anni Settanta del ‘900, da Giuseppe Prezzolini, che invitava al realismo, ma anche a dare “soluzione visibile” ai problemi , preparandosi a costruire l’alternativa alla sinistra, allora culturalmente e sociologicamente imperante. Tanto più i problemi irrisolti soffocanogli italiani, si ingarbugliano e sovrappongono, tanto più appare come ineluttabile rimarcare, da destra, un’autonoma capacità alternativa, che sta nelle cose e nel senso di un percorso politico-culturale e che sa verificare i principi in ragione della loro rispondenza con la realtà. Ed in questo interrogarsi e confrontarsi allarga i suoi tradizionali confini manifestandosi come potenzialmente aggregante. E’ il grande tema del momento, il quale riguarda, senza dubbio, il rapporto tra le forze politiche della ex Casa delle Libertà, ma prefigura anche, sulla base di una nuova concretezza politica, possibili alleanze “trasversali”. Nella misura in cui è inderogabile portare i problemi reali della gente al centro del confronto, passando finalmente dalla critica corrosiva ed antipolitica alle scelte “di sostanza&rdquo ;, appare bene evidente come il ruolo di Alleanza Nazionale possa diventare centrale ed aggregante rispetto al generale riposizionamento delle forze politiche. E ciò proprio a partire dai problemi, dalle risposte che essi realisticamente sollecitano. Pensiamo, proprio per non sfuggire ad un tema di stringente, drammatica attualità alle morti sul lavoro. Al di là dei buoni propositi e delle condanne di circostanza, come non verificare, tra i lavoratori, quella voglia di legalità e di rigore che si coniuga con la richiesta di una sicurezza concreta ed efficace ? Del resto è impossibile, almeno da parte nostra, non appellarsi ad una chiara assunzione di responsabilità e ad un conseguente riordino delle competenze, quando si scopre – sull’onda dell’ennesimo incidente sul lavoro – che la sicurezza è dispersa in molti rivoli: dall&rsquo ;ispettorato del lavoro ai tecnici delle Asl, dai Vigili del Fuoco alla Finanza, fino alla polizia mineraria. Di fronte alla protesta dei sindaci del Nord contro la falsa integrazione degli extracomunitari, come non vedere nelle loro ordinanze una richiesta di legalità non formale ? L’obbligo di residenza nel Comune, il rispetto di alcune elementari norme sanitarie, la non pericolosità sociale e soprattutto l’obbligo di disporre di “risorse economiche sufficienti” sono gli elementi essenziali di una visione non teorica del problema immigrazione e , nel contempo, una risposta concreta, che dimostra di conoscere la realtà del territorio e di volervi incidere. E che dire della “meritocrazia negata” contro cui si è lanciato, a nome dei liberaldemocratici, Lamberto Dini ? Anche qui una discriminante, con cui, da destra, non è difficile concordare, immaginando alleanze non formali, ben convinti che è solo grazie al riconoscimento dei meriti e ad un rilancio delle opportunità che l’Italia può essere rimessa in moto. Si è sbiadita – ci ha detto il Censis – l’identità collettiva: questo vuole dire un venire meno di valori condivisi, l’incrinarsi di un’idea comune di vita. L’individualismo non basta, se poi si incrina il senso dello Stato, se si sfarina la burocrazia, se la Scuola non riesce più a svolgere il suo ruolo primario, se la famiglia è in affanno. C’è bisogno di una nuova coesione sociale e di un nuovo “popolarismo” – per dirla con Savino Pezzotta. E c’è ancora bisogno di un’idea di Patria coniugata con una visione non d emagogica di giustizia sociale, con una ritrovata dignità popolare, che sia fatta di tradizioni ma anche di aspettative condivise. Decisionismo, legalità, rigore, riforme, merito, partecipazione, senso dello Stato, equità fiscale, giustizia sociale, identità nazionale, destini comuni, coesione , ruolo della famiglia: è il tempo della destra, allorquando tutti questi fattori si fanno domanda sociale. Chi a questa domanda saprà offrire un conseguente, concreto progetto politico, potrà dire di avere realizzato qualcosa di più di un buon risultato elettorale o di qualche “fusione” politica a freddo. Avrà rimesso in moto l’Italia, dando una nuova speranza agli italiani. Una partita che vale la pena giocare.
MARIO BOZZI SENTIERI

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10.12.07

Il ritorno della politica

Permalink - 01:17:01, Categorie: Politica - [Ineffabile] Italian (IT)

Ritorna la Politica e dunque ritornano i valori e le strategie, con buona pace per chi, nel nome dell’antipolitica, vorrebbe azzerare storie, identità, presenze alternative. Ritorna a partire dalla centralità della destra di governo, Alleanza Nazionale, la quale – alla luce di quanto emerso dalla recente Assemblea Nazionale – sta ritrovando la consapevolezza del proprio ruolo e dunque la volontà di incidere autonomamente sullo scenario nazionale.

Per andare dove ? Intanto all’attacco del peggiore governo della storia della Repubblica : il governo del declino nazionale e della crisi – come stanno verificando sulla propria pelle gli italiani.

Per fare che cosa ? Finalmente quella destra riformista e di progetto che sappia parlare di ordine e di giustizia sociale, di difesa del made in Italy e di autentica solidarietà sociale.

Con quali prospettive ? Quella di porsi all’avanguardia del cambiamento, senza compromessi, confrontandosi con la gente, nel nome di una Politica all’altezza delle sfide di oggi e di domani.

Mario Bozzi Sentieri

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08.12.07

La storia del Presepe

Permalink - 11:37:17, Categorie: Cultura - [Ineffabile] Italian (IT)

Le origini del Presepe sono sicuramente cristiane e risalgono ad una tradizione del II secolo dopo Cristo, di commemorare la nascita di Gesù nella grotta di Betlemme, nella quale si credeva che egli fosse nato. Nel Vangelo di San Luca si racconta che la Madonna, dopo aver partorito, avvolse il piccolo nelle fasce e lo mise in un "praesepe", cioè in una mangiatoia, il che farebbe pensare ad una stalla. Nei Vangeli Apocrifi si parla invece di una grotta e compaiono un bue e un asinello, messi accanto al bambino per riscaldarlo col loro fiato.
La rappresentazione simbolica della nascita di Cristo ebbe un grande successo popolare. I monacicistercensi furono i più accaniti fautori del Presepe, perché sostenevano l'importanza di far conosce re bene alla gente tutte le fasi della vita di Gesù.L'invenzione del Presepe come noi lo conosciamo è invece attribuita a san Francesco. Ne abbiamo appreso i particolari dalla biografia del santo, scritta da Tommaso da Celano. Egli racconta che due settimane prima del Natale 1223 san Francesco si accordò con Giovanni Velita, signore di Greccio, per celebrare lì il Natale, per far vedere a tutti i disagi che Gesù aveva accettato alla nascita.
Velita, anziano e terribilmente grasso, non amando molto camminare chiese di fare la rappresentazione a poca distanza dal suo castello, non più lontano della gettata di un tizzone da parte di un fanciullo. Inaspettatamente, il tizzone volò ad una distanza di oltre un miglio ed incendiò un bosco, cadendo poi sulle rocce: qui venne allestito il primo Presepio.Alcune città fecero del Presepio una vera arte, come Bergamo e Napoli, dove l'abilità degli artigiani ha fattonascere composizioni bellissime. Anche oggi ci sono artisti che costruiscono Presepi in vari stili, riproducendo Natività ambientate in baite montane, spiagge, cascine della Bassa Padana, capanne africane, quartieri cittadini di ogni tempo e luogo, utilizzando i materiali più disparati, come sughero, legno, carta, cartone, polistirolo, terracotta, gusci di noci di cocco o quanto altro può ispirare la fantasia.Il Presepe, secondo la tradizione, deve essere fatto il giorno di san Nicola o di santa Lucia (di sant'Ambrogio a Milano), lasciando però la greppia vuota. Nella notte di Natale si aggiunge il bambinello nella greppia. Il Presepe si completa il 6 di gennaio, con l'arrivo dei tre Re Magi venuti dall'Oriente a portare doni di oro, incenso e mirra a colui che la stella cometa aveva indicato come "Luce del mondo".

Paola Mastrolilli e Devon Scott

Da www.specchiomagico.net

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06.12.07

LA NASCITA DI GESU'

Permalink - 01:25:25, Categorie: Cultura - [Ineffabile] Italian (IT)

di Rainer Maria Rilke

Se in te semplicità non fosse, come
T'accadrebbe il miracolo
di questa notte lucente? Quel Dio,
vedi, che sopra i popoli tuonava
si fa mansueto e viene al mondo in te.
Più grande forse lo avevi pensato?
Se mediti grandezza: ogni misura umana
dritto attraversa ed annienta
l’inflessibile fato di lui. Simili
vie neppure le stelle
hanno. Son grandi, vedi, questi re;
e tesori, i più grandi agli occhi loro,
al tuo grembo dinanzi essi trascinano.
Tu meravigli forse a tanto dono:
ma fra le pieghe del tuo panno guarda,
come ogni cosa Egli sorpassi già.
Tutta l'ambra imbarcata dalle terre più remote,
i gioielli aurei, gli aromi
che penetrano i sensi conturbanti:
tutto questo non era che fuggevole
brevità: d’essi, poi, ci si ravvede;
ma è gioia - vedrai - ciò che Egli dà.