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04.02.08

FACCIAMO FINTA CHE…

Permalink - 19:31:49, Categorie: Politica, Società - [Ineffabile] Italian (IT)

Facciamo un gioco. Facciamo finta che l’Italia abbia un sistema parlamentare monocamerale: una sola Camera dei Deputati , unica rappresentante del potere legislativo. Facciamo perciò anche finta che Romano Prodi sia ancora a Palazzo Chigi, con i suoi venticinque ministri e settantasette tra vice e sottosegretari.

Sarebbe sufficiente la maggioranza numerica dei partiti dell’Unione, così come si è espressa con il voto della Camera dei Deputati, a trasformare la “fiducia” formale in una fiducia politica ? Basterebbe la conta, rappresentata dalla somma delle sedici distinte formazioni che hanno permesso a Prodi di restare in sella per venti mesi, a sciogliere tutti i nodi politici e programmatici che hanno condizionato, fin dalla nascita, l’esistenza del cinquantanovesimo governo della Repubblica e che, oggi, giustificano da parte del Pd e dei suoi ex alleati, la richiesta di un “governo per le riforme” ?

Chi abbia un minimo di memoria, non può non ricordare l’autentico calvario che ha segnato l’esistenza del peggiore governo della storia repubblicana, lacerato, già sul nascere, dalle sue intime contraddizioni politiche e programmatiche.

Non c’è atto parlamentare che non sia stato segnato da quelle contraddizioni, che non sia stato “contestato” da un partito della maggioranza, che non abbia subito i distinguo perfino di qualche ministro: dall’indulto alle privatizzazioni, targate Bersani, dalla politica estera alle scelte economiche, dal fisco alle pensioni, dai Dico al Welfare. Un continuo, snervante frammentarsi della tenuta politica della coalizione, attaccata di volta in volta dai vari partiti che la componevano e salvata da ben trentatré voti di fiducia, autentico collante di un governo che pareva aver fatto della precarietà politica la sua bandiera.

Di fronte al moralismo di chi, in questi giorni, si appella alla responsabilità verso gli italiani, invocando la riforma elettorale, è sufficiente ricordare ciò che hanno provocato i seicentodiciassette giorni del governo dell’Unione, con questo continuo, snervante declino dell&rsquo ;Italia, con il suo vivere nell’emergenza sociale, con il crescente aumento della criminalità: frutto delle non-scelte e delle contraddizioni di chi moralisticamente aveva fatto credere di riuscire a tenere insieme tutto ed il contrario di tutto o di chi semplicisticamente aveva pensato di risolvere il problema della governabilità con la “fusione a freddo” tra postcomunisti ed ex-democristiani. Di fronte alle emergenze da affrontare e alle proprie divergenze interne, l’alleanza anti-centrodestra, uscita vincente nel 2006, si è squagliata mostrando tutta la sua inconsistenza.

Nello stesso tempo le aperture veltroniane sulla riforma elettorale si sono trasformate in un’arma a doppio taglio: nate per dividere la CdL hanno in realtà disarticolato l’Unione. Il varo del Partito Democratico è così diventato la classica scintilla in grado di fare deflagrare la miscela politica rappresentata da Rifondazione Comunista, dall’Italia dei Valori, dall’Udeur, dai Verdi, dai diniani, compressi dall’iniziativa veltroniana e sospinti dai propri, diversi elettorati, disillusi dall’esperienza di governo.

Le accuse dei “centristi” dell’Unione verso il massimalismo della sinistra, interna alla coalizione, ed il fuoco di fila di Rifondazione Comunista che ora considera i centristi “la zavorra del Paese” la dicono lunga sul senso reale e profondo della crisi di governo.

La legge elettorale c’entra allora ben poco. La questione di fondo è piuttosto capire se una “maggioranza” per essere considerata tale deve essere solo numerica, costituita cioè dalla somma algebrica delle rappresentanze parlamentari di alcuni partiti, o deve essere il risultato di una scelta politica e programmatica omogenea.

Se paradossalmente in Italia ci fosse un sistema monocamerale, Prodi sarebbe, con ogni probabilità, ancora a Palazzo Chigi. Ma ciò non vorrebbe dire avere un governo stabile ed autorevole. D’altra parte la “verifica”, aperta, a novembre, da Veltroni, sul tema della riforma elettorale non ha fatto emergere elementi di convergenza.

Inutile perciò traccheggiare. E’ ora che gli italiani – usiamo le parole di Veltroni - non vengano più presi in giro. Il centrodes tra ha la coscienza tranquilla. Non sappiamo, visti i risultati del governo dell’Unione e le prese di posizione di questi giorni, se il centrosinistra possa dire altrettanto.

Mario Bozzi Sentieri

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