Non c’è solo il malessere dei cattolici, scoppiato – per dirla con “Famiglia Cristiana&rdqu o; – a seguito del “Pasticcio veltroniano in salsa pannelliana”, ad incrinare l’immagine del partito riformista e decisionista, costruita, a colpi di slogan, dall’ex sindaco di Roma.
Più passano le settimane e più il Partito Democratico appare segnato dalle contraddizioni non solo di principio e di valore, quali sono quelle di carattere etico, quanto anche dalle sostanziali differenze sulle questioni sociali.
Tutto è apparentemente fissato nel “programma”, trenta pagine realistiche ed ambiziose, parola di Veltroni.
In realtà sui grandi temi del lavoro il quadro appare, nel Pd, tutt’altro che definito e scontato, visti i colpi di fioretto e di scimitarra che agitano il campo del riformismo veltroniano.
Intanto sulla stessa serietà del “progetto”. “Per realizzare tutti i sogni promessi da Veltroni – ha dichiarato Giacomo Vaciago, docente di Economia alla Cattolica e delegato alla costituente del Pd – ci vorrebbero trent’anni, non cinque”.
Questione di metodo e di merito: difficile “conciliare gli opposti”, ma anche complicato tene re a bada le anime di un partito che formalmente affida la stesura del programma al più “destro” dei giovani del vecchio Pci, Enrico Morando, ma dall’altra parte recluta la Cgil, o almeno una sua parte cospicua, tentando così di coprirsi sul lato sinistro, facendo uno sgambetto alla “Cosa Rossa”.
Il risultato – evidenziato da più di un commentatore – è che, programma alla mano, sul mercato del lavoro il Pd mostra le sue immediate contraddizioni, sposando formalmente il modello danese della flexicurity (flessibilità nel rapporto di lavoro, ammortizzatori, servizi alle famiglie) ma non affrontando il tema dell’art. 18, intorno al quale si è scatenata immediatamente la polemica.
Ad innescarla Pietro Ichino, candidato del Pd ed influente opinionista , il quale si è dichiarato pronto a “ridiscutere l’articolo 18”, beccandosi la piccata rampogna dell’ex ministro, in quota Margherita, Tiziano Treu : “Ichino parla a titolo personale”.
Gli ha fatto eco Paolo Nerozzi, Segretario confederale della Cgil, in lista d’attesa per un seggio parlamentare targato Pd, che ha ribadito: “Con il professore (Ichino) divergiamo esclusivamente sull’articolo diciotto. E&rsquo ; vero che non è poco ma comunque sia è una mediazione facile”.
Riemerge così tra i fumi del “realismo” veltroniamo la fatidica parola: “mediazione”.
Lessico già ascoltato , giusto due anni fa, allorchè il programma dell’Unione era nove volte più corposo e la sua lunghezza era inversamente proporzionale all’omogeneità della coalizione che lo aveva espresso. Commedia già recitata con rischio di replica, seppure in formato mignon, visto come l’asciuttezza veltroniana faccia rima con vaghezza.
Un altro esempio ? Prendiamo la proposta dello “stipendio minimo legale”. Tutto bene ? Tutto condiviso ? Nient’affatto, se un segretario aggiunto della Cisl, Pier Paolo Baretta, candidato in pectore del Pd, arriva a considerare, su “l’Unità”, il salario minimo garantito “troppo contiguo all’assistenzialismo”, dichiarando perentorio : “Per chi non lavora, l’impiego bisogna trovarglielo”.
E che dire del tema del pubblico impiego ? Ha ragione chi, in casa Pd, accusa i lavoratori pubblici di essere dei “fannulloni”, ipotizzando la libertà di licenziamento, la flessibilità lavorativa e lo spostamento della contrattazione verso la periferia, o chi invece, sull o stesso fronte, come Carlo Podda, Segretario della Cgil Funzione Pubblica, dichiara il proprio “assoluto disaccordo con le tesi di Ichino sull'articolo 18, la flexicurity, il contratto unico e il lavoro pubblico” ?
E’ evidente come la lista delle contraddizioni veltroniane vada allungandosi tanto più la campagna elettorale entra nel vivo e tanto più viene chiesto al segretario del Pd di specificare compiutamente i suoi orientamenti programmatici.
Dietro il “novismo” del centro-sinistra troppe “anime”, spesso in pena, si agitano, al fine di affermare le proprie tesi, in contrasto l’un a con l’altra. Al punto che siamo ormai alla teorizzazione e alla pratica delle mediazioni e delle sintesi che verranno, con i giuslavoristi pidiessini impegnati a costruire nuovi modelli sociali ed i loro amici, di partito o di sindacato, a smontarli sul nascere. Con buona pace per il riformismo veltroniano e per un programma già segnato da troppi se e ma.
Mario Bozzi Sentieri