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Dettagli del messaggio: 13 - 14 Aprile, la posta in gioco06.04.0813 - 14 Aprile, la posta in gioco
Non siamo tra coloro che – per smorzare gli sbadigli dell’elettore disincantato – evocano l’arrivo dei cosacchi. Non lo facevamo nel passato, quando magari il pericolo era reale, preferendo ben altre ragioni di fondo a qualche “profezia”a buon mercato. Non lo facciamo oggi, allorché certi radicalismi appaiono fuori tempo ed è all’essenza del confronto che bisogna guardare, mettendo da parte le prove muscolari e le provocazioni ad effetto, che hanno poco a che fare con la governabilità e con le vere ragioni della scelta elettorale. Molti osservato ri si stupiscono della concretezza e del realismo con cui il PdL sta conducendo la campagna elettorale, collegando questa scelta “di metodo” e “di sostanza” con la caduta di tensione politica e con lo scarso entusiasmo della maggior parte degli italiani. In realtà l’avere scelto la linea del rigore e della moderazione non necessariamente vuole dire farsi intrappolare dal disincanto e dalla disillusione. Al contrario, puntare all’essenziale, liberando l’impegno politico dagli orpelli retorici dell’”appartenenza”, rappresenta una più matura assunzione di responsabilità, sia rispetto alle ragioni del confronto che alle prospettive del dopo voto. Venute meno le schematizzazioni ideologiche, che – come ci insegnavano i maestri del pensiero “di destra” - hanno rappresentato, per decenni, la degenerazione patologica dell’identità, il confronto si può finalmente sviluppare in modo aperto, guardando alla stringente concretezza delle questioni sociali ed economiche, che più stanno a cuore agli elettori. Sono esse che impongono ai partiti l’agenda politica, che invitano a dare risposte conseguenti, che spingono a nuove sintesi, nel segno di una integrazione antidemagogica, che rende effettivamente nuove questa stagione politica e le prospettive che essa può aprire. Sondaggi alla mano, nella graduatoria delle priorità che gli italiani vorrebbero vedere affrontate e risolte dal prossimo governo, in testa ci sono le questioni legate al lavoro (20%) segu ite dall’aumento dei salari (16%), dal controllo dei prezzi (10%), dalla riduzione delle tasse (9%), dalla sicurezza (8%). E’ la fotografia di una realtà sociale in forte crisi rispetto alla quale occorre opporre non solo la doverosa denuncia delle tante responsabilità di chi, ancora oggi, ricopre incarichi di governo e si ricandida a tornarci (D’Alema, Bersani, Melandri, Bonino, Di Pietro – tanto per citarne alcuni) quanto soprattutto la capacità di dare risposte autenticamente innovative e dunque realistiche, perché capaci di misurarsi senza schemi preconfezionati, e, nel contempo, dinamiche, perché in grado di attingere alla creatività e alla volontà che innervano il popolo italiano. Tutto ciò non ha bisogno di appelli retorici, ma di una nuova determinazione politica che sappia ricucire lo strappo tra Paese reale e Paese legale, dando risposte immediate e ricominciando, nel contempo, a lavorare su una prospettiva di più ampio respiro, in grado di affrontare i tanti nodi strutturali che bloccano la nostra crescita civile e sociale. Il realismo politico che segna culturalmente l’azione del PdL è un passaggio essenziale in quest’opera di ricostruzione postideologica, che sappia guardare all’uomo integrale, ritrovato all’interno della famiglia, nel suo ruolo sociale, nella sua identità nazionale; che realizzi il giusto equilibrio tra l’azione dello Stato e la libera intrapresa, tra interventismo pubblico e sussidiarietà; che coniughi giustizia sociale e merito. La grande sfida è quella di avviare l’attesa fase di modernizzazione sociale attraverso un’autentica governabilità, resa efficace dalle scelte elettorali e dal superamento della vecchia frammentazione partitica. La posta in gioco intorno alla quale sollecitare ulteriori consensi ed una nuova consapevolezza politica e sociale è nella capacità di coniugare domande immediate, cambiamento di fondo e nuova governabilità. E’ la vera posta in gioco del cambiamento per la quale, pur in una fase oggettivamente difficile, il PdL ha le carte in regola per vincere e per ben governare. Non solo perché ha uomini e programmi adeguati, ma anche per la cultura politica che lo sorregge. Contro ogni retorica. Contro ogni radicalismo di facciata. Mario Bozzi Sentieri Per evitare lo spam se vuoi lasciare un commento devi effettuare il login.Sorry! |
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